Jacques Le Goff

L’Antico

Traduzione di Gianluca Valle

goff anticoSi è soliti far iniziare la storia di molte civiltà da un’epoca originaria o da un periodo antico; solo l’Europa, però, ha attibuito all’Antichità un così grande rilievo per spiegare la propria formazione, la propria esistenza e le proprie caratteristiche. L’Antichità – che comprende essenzialmente il mondo greco, il mondo romano e l’impero romano – è stata, ad un tempo, l’embrione e la base dell’Europa: per molti secoli, in gran parte di essa, la lingua della cultura è stata il latino, coi suoi termini e i suoi modi di dire. Siamo eredi del mondo antico anche sul piano intellettuale e politico, avendo fatto nostra la concezione della democrazia, nata in Grecia e destinata a diventare – dopo la rivoluzione francese – la forma di governo ideale, il modello politico che si diffonderà in tutta Europa e che essa promuoverà nel mondo.

Tutti i popoli europei si richiamano all’Antichità o perché appartenevano territorialmente allo spazio europeo o perché ne subivano l’influenza, finendo per essere inglobati in esso durante il Medioevo. In qualsiasi paese europeo (ad eccezione dell’Europa orientale, che nel Medioevo faceva parte dell’impero bizantino e parlava greco), il latino si è affermato come la principale lingua parlata e scritta dalle classi colte.

A partire dal XVI secolo, la visione storiografica dominante in Occidente, condivisa dagli eruditi prima e dagli universitari poi, tendeva a suddividere la storia in tre grandi epoche: quella antica, quella medievale e quella moderna. Sebbene sia possibile trovare in altre civiltà e in altri modelli storiografici qualcosa di analogo, la coppia Antico/Moderno è legata alla storia dell’Occidente, più precisamente dell’Occidente europeo, in quanto – com’è evidente – non ha lo stesso senso ad esempio per gli Americani.

Il periodo storico intermedio, chiamato dunque Medioevo, appare caratterizzato anzitutto da un nuovo sistema religioso – il cristianesimo – che a partire dal XVI secolo si scinde in due componenti: il cattolicesimo romano e il cristianesimo riformato. Molti storici hanno dato troppa importanza alla Riforma e alla contrapposizione tra cattolici e protestanti. Se si presta attenzione al divenire storico di lunga durata, la Riforma rappresenta senz’altro un fenomeno rilevante, ma non fondamentale. La nascita e la diffusione di una mentalità laica e razionalista, avvenute nel XVIII secolo ed emblematicamente incarnate dal grande progetto dell’Encyclopédie, lo sono state molto di più.

Il periodo storico medievale lascia in eredità un preciso sistema economico e sociale. Esso risulta fondato su due aspetti fondamentali: il primo è costituito dalla terra e dall’agricoltura, il più delle volte praticata da popolazioni raccolte in villaggi, che sorgono attorno ai luoghi centrali della chiesa e del cimitero. Tra le novità più importanti della storia europea, occorre ricordare il passaggio dalla sepoltura effettuata al di fuori delle mura della città, come nel mondo greco-romano, a quella effettuata nei cimiteri, risalente all’XI secolo. Il secondo aspetto è rappresentato dalla nascita delle città, che conoscono uno sviluppo eccezionale in tutta Europa a partire dall’XI secolo. Senza le città non si sarebbe avuto quel dinamismo che ha caratterizzato la vita dell’Europa.

Alcuni storici sono soliti distinguere un’altra epoca nella storia dell’Europa, quella che viene comunemente identificata col nome di Rinascimento. In realtà, già in precedenza vi erano stati altri rinascimenti, ad esempio quello carolingio, quello del XII secolo, ecc. A nostro avviso, quello che si è soliti chiamare “Rinascimento” si colloca di fatto alla fine di un lungo Medioevo; invece, una fase storica davvero nuova è quella che comincia nel bel mezzo del XVIII secolo: si tratta dell’epoca dell’industria e del primato della ragione. La nuova epoca appare segnata da alcune innovazioni essenziali: la stabilizzazione del regime rurale e alimentare che porta alla scomparsa delle carestie, la trasformazione dell’economia grazie all’invenzione della macchina a vapore, l’imporsi dell’industria (nata in Inghilterra e destinata a diffondersi rapidamente in tutto il continente), la diffusione di uno spirito razionalistico – basti pensare all’Encyclopédie del 1753 – che combatte la superstizione e le pratiche religiose cristiane.

Per finire, l’ultima rilevante caratteristica di questa nuova epoca della storia europea consiste nel passaggio dalla monarchia, la forma politica che aveva dominato il periodo medievale, alla democrazia, che si sostituisce alla prima – più o meno lentamente – a partire dalla Rivoluzione francese del 1789: le ultime dittature, infatti, vedono la fine verso la metà del XX secolo, mentre lo spirito democratico accomuna gli Stati che nel 1957 diedero vita all’Unione europea.

La storia si fa per epoche successive e ciò è particolarmente vero per l’Europa. Ogni epoca rappresenta un arricchimento e allo stesso tempo uno slancio in avanti rispetto al passato: si comincia infatti dall’epoca greco-romana per passare poi a quella medievale, rinascimentale, al Seicento, all’età dei Lumi, a quella romantica, al periodo del realismo e nel corso del XX secolo all’epoca dell’internazionalizzazione, sfortunatamente segnata dalla guerra, in cui però i destini del mondo si decidevano in Europa. Da allora in poi, la missione dell’Europa è quella di avere un ruolo di spicco e una funzione guida all’interno di un mondo oramai globalizzato.

L’identità dell’Europa consiste nell’assumere su di sé le eredità lasciate dalle varie epoche, sebbene rimangano sul tappeto alcune questioni piuttosto delicate. Ad esempio, è fuori di dubbio che il cristianesimo abbia giocato un ruolo fondamentale nella formazione dell’Europa, ma è allo stesso modo possibile richiamarsi ad un’Europa laica che – pur non rinnegando l’apporto cristiano – ha preso le distanze da esso. Sono molti e diversi i momenti salienti che hanno fatto l’Europa: tra di essi, vi è l’Europa delle cattedrali, della Scolastica e delle università, l’Europa dei castelli, dei troni e delle monarchie, l’Europa dell’Encyclopédie e dei Lumi che andava da Parigi fino a Napoli e Lisbona e che si estendeva addiritttura fino a San Pietroburgo.

Chi di fronte ad una cattedrale non prova una certa fierezza riconoscendovi una forma d’arte ed una sensibilità squisitamente europee? Chi, giunto sul monte Palatino, non avverte il richiamo di una cultura comune? Chi, attraversando il ponte sul Reno tra Strasburgo e Kehl, non sa di attraversare una terra tormentata da invasioni e conflitti, oggi finalmente diventata simbolo di un’Europa riconciliata?

L’identità europea consiste nel rivendicare le eredità provenienti dalle diverse epoche che l’hanno segnata, prima fra tutte, quella antica. Non è possibile, oggi, essere europei senza avere un dialogo con l’Antichità, senza sentire il suo richiamo. Tra le eredità più importanti, un ruolo di primo piano spetta senz’altro alla scuola che, in forme differenti, si è sviluppata fino ad oggi ed è ancora un punto di forza per l’Europa.

Il secondo contributo dato dall’Antichità è rappresentato dalle tecniche di progettazione e di costruzione delle strade che – create per motivi essenzialmente militari – hanno permesso all’Europa di esercitare una certa supremazia. Le strade sono diventate dei mezzi di comunicazione che – per la loro diffusione ed efficienza – hanno consentito all’Europa di imporsi come un sistema integrato di scambi davvero formidabile. D’altra parte, tutti gli Europei hanno basato le loro attività e la loro influenza sulla capacità di conservazione della memoria. Questo compito, com’è noto, a partire dal IV e dal V secolo spetta principalmente alla chiesa, che diventa un momumento essenziale, presente in ogni centro abitato d’Europa: accanto alla funzione religiosa originaria, essa ha ricoperto un ruolo sociale, favorendo incontri e scambi, e ha reso possibile la trasmissione della memoria.

L’Europa condivide con altre culture, per esempio il buddismo, un’altra pratica: il pellegrinaggio. Il pellegrinaggio, per essere tale, ha bisogno di tre elementi essenziali: la strada, intesa come itinerario da percorrere, un Santo (figura essenziale per la religione cristiana, diffusa in tutta Europa), una tomba e una chiesa edificata su di essa. È possibile individuare questi elementi sempre insieme in tutta Europa, mentre in Cina ad esempio le tombe venivano scavate in mezzo ai campi.

Il pellegrinaggio ha ovviamente a che fare con la cultura della memoria. Il primo pellegrinaggio che, a partire dall’Alto Medioevo, gli Europei cristiani riconoscevano come essenziale aveva per meta Gerusalemme: era visto come un viaggio di ritorno nei luoghi in cui è nato il cristianesimo. A partire dal IX secolo, il pellegrinaggio ambìto da tutti i cristiani europei era quello diretto a San Giacomo di Compostela in Spagna. L’Europa è un sistema di strade che – tra i vari itinerari possibili – porta proprio a San Giacomo. Si può avere qualche dubbio su quale dovesse essere, dopo Gerusalemme, la seconda meta nella gerarchia dei pellegrinaggi: San Giacomo o Roma? Roma è nota per essere la città dei martiri Pietro e Paolo, nonché la sede del capo della chiesa, il papa. Un evento, in particolare, è in grado di testimoniare in modo emblematico la capacità di attrattiva esercitata dal pellegrinaggio diretto a Roma: si tratta del giubileo che – indetto per la prima volta da papa Bonifacio VIII – fece affluire a Roma tantissimi cristiani provenienti da tutti i paesi europei.

Il peso di un passato così edificante costituisce per l’Europa un trampolino di lancio per l’avvenire: sembra voler mettere radici e proiettarsi nel futuro. I monumenti resteranno in piedi ancora a lungo, proprio per consentire la trasmissione della memoria. Ci sentiamo di aggiungere, infine, che, mentre in America è possibile avvertire delle difformità tra i momumenti delle varie civiltà precolombiane, ciò non accade per i monumenti greci, romani e europei, che invece manifestano una certa continuità.

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