Jean Monnet, La prima seduta dell’Assemblea Comune

E’ appunto tenendo conto di tutte queste differenze che ho già suggerito al Segretario Generale alcune forme di cooperazione che mi sembrano dover riuscire particolarmente fruttuose. Perchè, ad esempio, l’Alta Autorità non verrebbe a discutere i problemi comuni davanti a, Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europal opportunamente adattato ai nuovi rapporti tecnici? Inoltre, l’Alta Autorità deve, ai termini del Protocollo che ho pocanzi ricordato, trasmettere le sue relazioni all’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa, al quale la Vostra Assemblea è parimenti incaricata di inoltrare delle relazioni. L’Alta Autorità è sin d’ora pronta a rispondere ad una richiesta dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa che desiderasse ascoltarla, per discutere con essa Autorità e da essa ottenere dei chiarimenti suppletivi ed integrativi delle relazioni alla Assemblea indirizzate.

Non si tratta che di pochi suggerimenti, non certo tali da esaurire tutte le possibilità. Sarebbe un errore, a nostro giudizio, tracciare tra il Consigno d’Europa e la Comunità una linea di demarcazione rigida e assoluta, così come sarebbe un errore non tenerli distinti. Questi due complessi di istituzioni devono rimanere collegati e svolgersi parallelamente. Se, nell’azione di unificazione dei nostri sei paesi, perverremo a mantenere un accordo costante con tutti i paesi del Consiglio d’Europa, così come con gli Stati Uniti, avremo arrecato al progresso ed alla pace un contributo essenziale.

Signor Presidente, Signore, Signori,

In tutta l’azione che andremo sviluppando dovremo aver presente allo spirito l’idea direttiva che gli europei non possono realizzare tutte le possibilità che la natura e la storia hanno in esse riposte che a condizione di andare di pari passo col ritmo del loro tempo.

Il mercato unico di cui stiamo per fare la prima applicazione è una condizione essenziale per raggiungere i grandi sviluppi della produzione che sono necessari, e che riesci ranno possibili solo se l’Europa vorrà unirsi invece di autodistruggersi.

Questa unione non può fondarsi solamente sulle buone volontà. Delle regole sono necessarie. I tragici avvenimenti che abbiamo vissuti, quelli ai quali assistiamo, ci hanno forse dato una maggiore saviezza. Ma gli uomini passano, altri verranno a sostituirci. Ciò che noi potremo lasciar loro non sarà la nostra esperienza personale, che scomparirà con noi ; ciò che potremo lasciare sarà un insieme di istituzioni. La vita delle istituzioni è più lunga di quella degli uomini ; così le istituzioni possono, quando sono ben costrutte, accumulare e trasmettere la saggezza delle generazioni successive.

La grande rivoluzione europea della nostra epoca, quella che tende a sostituire, sul nostro continente, alle rivalità nazionali l’unione dei popoli nella libertà e nella diversità, la rivoluzione che vuole rendere possibile un nuovo rigoghoso fiorire della nostra civiltà e così permetterle un nuovo Rinascimento, ha inizio in questi giorni in cui si costituiscono le prime istituzioni sovra-nazionali dell’Europa.

Le nostre istituzioni comuni sovra-nazionali sono ancora deboli e fragili, il nostro dovere ci impone di rispettarle e svilupparle, di dar loro una forza che le metta al sicuro dalle nostre tendenze ai compromessi del momento. Da quando queste istituzioni sono state create, l’Europa che noi voghamo lasciare in retaggio ai nostri figli ha cominciato ad essere una vivente realtà.

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