Luigi Ianzano, Diritto e cultura giuridica a baricentro dell’identita europea

L’identità plurale dell’Europa: valori giuridici di riferimento
Tesi di Laurea, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DEL MOLISE Facoltà di GIURISPRUDENZA, Cattedra di FILOSOFIA DEL DIRITTO

pandhofIl diritto e la cultura giuridica rappresentano un aspetto centrale dell’identità europea, un capolavoro nella sua cultura generale. Si pensi alla filosofia dell’antica Grecia (all’Etica Nicomachea di Aristotele e alle sue riflessioni sul tema dell’uguaglianza e della giustizia); all’antica Roma, che dà impulso a una cultura giuridica tutt’oggi operante (vedi Codice civile)1 ; alla ricezione del diritto romano nel Medioevo per impulso innanzitutto della scuola di Bologna; all’influsso giudaicocristiano (direttamente visibile nei Dieci Comandamenti, che troviamo riflessi nel diritto penale dei popoli europei, pur con tutte le varianti nazionali e nonostante la progressiva secolarizzazione). «La cultura giuridica europea – scrive Peter Häberle – si è formata nel corso di più di duemila anni. Le singole fasi e i loro prodotti si sovrappongono come strati diversi e si riscontrano ovunque in Europa, in misura maggiore o minore»2.

Se oggi parliamo di un diritto civile comunitario, ovvero di un diritto privato comune, di uno jus commune europaeum publicum; se ovunque si osserva e si promuove una “europeizzazione” dei vari àmbiti del diritto (dal diritto amministrativo al diritto sociale e del lavoro, sino all’auspicata formazione di giuristi europei), tutto ciò sottolinea il fatto che l’Europa si è fatta, si fa, e si può fare, attraverso il diritto; attraverso di esso rafforza inconsapevolmente la propria identità. Tuttavia «talvolta sembra venire a mancare quel legame “spirituale” che fa del diritto una disciplina unitaria»3. La filosofia del diritto può «rappresentare una tale “disciplina di base”»4(infra, 2.3).

Ma è conveniente parlare di cultura giuridica, inquadrare cioè gli interessi giuridici nel contesto della cultura, addirittura definire la scienza del diritto come scienza della cultura? La risposta non può che essere positiva. «L’ordinamento giuridico – osserva Häberle – non è qualcosa di già dato, un “fatto della natura”. […] Si tratta invece di un prodotto della cultura, nei suoi capolavori come i fondamenti costituzionali (diritti umani, democrazia, libertà d’opinione, Stato sociale, divisione dei poteri); una conquista culturale par excellence, e costantemente messa in pericolo. L’eterno dibattito filosofico sulla giustizia, da Platone sino a John Rawls, ce lo rammenta costantemente; nei loro fondamenti e nelle loro specifiche rielaborazioni, gli ordinamenti giuridici nazionali e i princìpi universali del diritto cui sono vincolati […] sono frutto di un processo di evoluzione culturale differenziato. La scienza giuridica opera sempre nel contesto dell’evoluzione generale della cultura, o delle scienze che la esplorano e la fanno progredire: così, ad esempio, il tanto vituperato positivismo giuridico è un precursore del positivismo scientifico della seconda metà del XIX secolo»5.

«Nei suoi fondamenti il diritto è profondamente influenzato da paradigmi filosofici: si pensi al princìpio della dignità umana e all’imperativo categorico di Kant, o alla interpretazione hegeliana dello Stato e della storia»6.

Nei suoi esponenti più illustri, la scienza del diritto è addirittura vicina all’arte: alcuni grandi giuristi europei sono diventati dei classici, in virtù dei pregi stilistici delle loro opere e della varietà dei generi letterari nei quali si sono cimentati (si pensi a Friedrich Karl Savigny, a Costantino Mortati o, in anni più recenti, a Gustav Radbruch).

La norma giuridica – la sua produzione, la sua interpretazione – in via generale è sempre anche manifestazione di cultura. Si pensi, innanzitutto,ai cosiddetti diritti culturali (dalle libertà culturali speciali, come la libertà artistica, ai compiti di promozione culturale assunti dallo Stato,sino alle clausole sul patrimonio culturale7), ma anche le clausole generalidel diritto civile, in ogni epoca influenzate dai valori culturali in trasformazione (ad es. buona fede, divieto di negozi contrari alla morale).

La cultura giuridica europea (meglio: generata dall’Europa) vanta altri importanti tratti distintivi che sono fondamentalmente espressione dei princìpi dello stato di diritto; tra questi, il principio di laicità dello Stato (la cosiddetta neutralità ideologico-confessionale) si rivela sempre più centrale per l’idea di un diritto giusto; proprio su queste basi di neutralità religiosa – non certo di rifiuto della religiosità – lo Stato costituzionale in Europa può divenire tale: ogni differenza culturale, ogni pluralismo, ogni libertà culturale dipendono da questo costruttivo esito del processo di secolarizzazione8, grazie al quale l’Europa può sviluppare la cultura giuridica, la cultura in generale, dunque il proprio grado di civiltà.

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