Luigi Ianzano

L’identità plurale dell’Europa: valori giuridici di riferimento

TESI DI LAUREA | UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DEL MOLISE
Facoltà di GIURISPRUDENZA | Cattedra di FILOSOFIA DEL DIRITTO. [estratti]

ianz1.1 L’integrazione europea, dall’idea originaria all’ideale costituzionale.

Il processo di integrazione europea (come avvertita necessità di una certa sintonia politica) ha inizio dopo la seconda guerra mondiale, ma gli storici ne riconoscono radici profonde. In effetti l’idea dell’unità ha una storia plurisecolare, i cui primi sentori si fanno risalire al Medioevo , e alla contingenza storica della crisi definitiva delle autorità dell’Impero e della Chiesa, che non sembrano essere riuscite ad imporre una certa convivenza pacifica. La circostanza che il potere (monopolio della forza) viene a concentrarsi nei moderni Stati nazionali, oltre a favorire il graduale sfaldamento dell’anarchia feudale e lo sviluppo economico sociale e culturale, dà anche vita ad una situazione di anarchia internazionale, fortemente problematica: guerre periodiche fra Stati sovrani assoluti – che producono un rafforzamento ininterrotto della potenza militare – diventano sempre più distruttive, e finiscono per mettere in questione il progresso dell’Europa nel suo complesso.

La Rivoluzione Francese si rivela netto spartiacque anche nel modo di intendere l’unità europea: prima di essa – dunque prima della nascita della democrazia moderna – un’unità veniva concepita come unione di prìncipi, non certo di popoli. Tuttavia il nazionalismo – che rappresenta le nazioni come comunità di sangue tendenzialmente incomunicabili fra loro – finisce per deprimere l’idea di una certa comunanza culturale, per affermare invece quell’internazionalismo che caratterizzerà le grandi ideologie politiche moderne di matrice illuministica: liberalismo, democrazia, socialismo. Il totalitarismo nazi-fascista – frutto dell’accentuarsi del nazionalismo, che si esaspera con le guerre mondiali – costituisce ovvia espressione di una profonda crisi di civiltà.Per la prima volta l’Europa si mostra incapace di ristabilire con le proprie forze l’equilibrio: la sconfitta del tentativo egemonico tedesco dipende in modo determinante dalla forza di una potenza del tutto esterna al sistema europeo, gli Stati Uniti d’America.

Proprio dal profondo di questa crisi emergono le prese di posizione a favore dell’integrazione, supportate dalla stessa Resistenza (unità di forze e intenti contro il totalitarismo) . Le prime organizzazioni aventi un obiettivo di lotta culturale per un’Europa unita si diffondono nel secondo dopoguerra in tutta l’area occidentale, diventando da allora una componente permanente del panorama politico, con una continua azione di propaganda popolare e di pressione sulle classi politiche, adottando il significativo motto «l’Europa deve unirsi o perire» . Altiero Spinelli, ad esempio, fonda a Milano nel 1943 il Movimento federalista europeo, con la collaborazione di alcuni anti-fascisti con lui confinati nell’isola di Ventotene, dove essi elaborano il Manifesto per un’Europa libera e unita, primo organico documento federalista prodotto durante la seconda guerra mondiale, punto di sbocco delle lunghe discussioni con le quali si coltivava da anni la speranza del cambiamento, forte e convinta dichiarazione politica in senso federalista , poi superata (dal punto di vista dottrinario) dal più maturo e articolato Manifesto dei federalisti europei del 1956.

Ma il “sistema europeo” finisce per registrare un indebolimento, che conduce alla fine della sua autonomia e lo assorbe nel nuovo “sistema mondiale” fondato sull’equilibrio bipolare USA-URSS. Gli Stati europei diventano satelliti delle superpotenze, costretti a collaborare fra loro entro i blocchi contrapposti; non più in grado di assumere iniziative di importanza strategica al di fuori delle linee generali fissate dalle stessesuperpotenze. In questi frangenti, l’ideale di una costruzione europea -affievolito ma pur sempre avvertito – viene assunto col senso preciso di assicurare all’Europa, nel mondo bipolare, un giusto ruolo di autonomia e identità. Quanto all’Italia, la sua posizione è «oscillante tra il potenziare l’unificazione europea e l’avvicinarsi maggiormente agli Stati Uniti, tra l’avere e soprattutto il mostrare la sua “vocazione europea” e il cercare formule politiche di autonomia […] togliendosi di dosso ogni residuo legame di dipendenza» . «Per le sue storiche debolezze politiche economiche e sociali, l’Italia – confessa Sergio Pistone – ha sempre espresso una disponibilità particolarmente forte in tema di integrazione europea» .

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